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Pubblicato dal Tribunale per i diritti del malato il 17° Rapporto PIT Salute

I dati pubblicati dal Tribunale del malato, elaborando le 24.000 segnalazioni ricevute nel 2013 da cittadini, presentano alcune situazioni eclatanti:

  • nel 58% dei casi gli utenti lamentano le lunghe liste d’attesa (I limiti sono: 2 anni per un intervento di ernia discale o alle varici; 20 mesi per una visita psichiatrica; 14 mesi peruna mammografia; un anno per una Tac; 11 mesi per una colonscopia; 10 mesi per un ecodoppler e 9 mesi per una visita oculistica);
  • nel 31% dei casi le lamentele ineriscono il costo eccessivo delle prestazioni (causa l’aumento significativo dei tickets).

Tali elementi spingono sempre più persone ad abbandonare la sanità pubblica; in particolare, le attese che sembrano infinite scoraggiano chi vuole fare interventi o visite in strutture pubbliche.

In diminuzione, invece, rispetto agli anni precedent, gli errori medici (per anni al primo posto nelle segnalazioni); aumentano invece le segnalazioni di disagi sull’assistenza ospedaliera, soprattutto per le lunghe attese al Pronto Soccorso.

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Rivoluzione in corsia: il paziente deve provare l’errore del Medico Ospedaliero

Nelle cause civili di malasanità, ricade sul paziente l’onere di provare la colpa del medico; inoltre, per agire in giudizio, non ci sono più 10 anni di tempo, ma solo 5. Il Tribunale di Milano, con una recente sentenza, ha determinate queste due importanti novità per i pazienti in causa.

Sono le conseguenze del fatto che la sentenza qualifica la responsabilità del medico ospedaliero come “extracontrattuale da fatto illecito” (art. 2043 del Codice civile) e non “contrattuale” (art. 1.128).

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Infortunio occorso in auto per andare al lavoro: la cassazione stabilisce il diritto alla rendita solo se l’utilizzo dell’auto deriva da evidente necessità

Con la sentenza n. 22154/2014 la Cassazione ha introdotto norme restrittive per il rioconoscimento della rendita Inail per infortunio occorso durante il tragitto per recarsi al lavoro in auto. In sostanza la cassazione, ritenendo che il costo di un incidente stradale possa essere trasferito sulla collettività (con l’Inail chiamata ad erogare la rendita) solo quando l’utilizzo del veicolo è giustificato da un vincolo stringente di necessità.

L’infortunio è pertanto indennizzabile solo se sussistono tre condizioni: il percorso deve essere quello normalmente praticato per recarsi al lavoro; non debbono esistere ragioni personali per la scelta del percorso o di orari non collegabili all’orario di lavoro;  va provata la necessità di usare il veicolo private, tenendo conto degli orari di ingresso o di quelli dei servizi pubblici di trasporto.

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